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domenica 21 febbraio 2010

ADESSO

Non c'è paura più grande che quella di perdere un padre. Il mio.

Perchè non ho idea di cosa possa voler dire perdere un padre e, se così fosse stato, mia madre sarebbe stata troppo agitata, scombussolata e addolorata per spiegarmi cosa vuol dire e cosa si fa quando si perde un padre.

Pur sapendolo, lei che c'è passata quando era poco più giovane di me.
O, forse, la sua situazione era diversa: lei aveva un marito, una figlia piccola a cui pensare, l'ormai famoso posto fisso e... Insomma, tutto quello che io non ho.
Adesso.

Adesso che tutto è rientrato e la paura è passata. Adesso che so che mio padre non è malato, ma sano con un pesce che si porta dietro il retaggio della malattia precedente e di infezioni ai polmoni della giovane età mal curate, adesso che so che stasera è in salotto a guardare la tv dopo una giornata di lavoro e che domani mattina mi passerà la pagina sportiva del Secolo XIX durante la colazione.

Adesso è tutto più chiaro.





mercoledì 11 novembre 2009

IL DIVANO E NIENTE PIU'

Che poi, alla fin fine...

Facendo spazio all'ormone scanzonato, si può pensare che non  importi nulla e dopo tanto tempo trascorso  a tenere stretto ciò in cui crediamo e che vogliamo...
Possiamo metterlo da parte per un paio d'ore.
Ma riflettendoci, non ci si riesce...
E il divano rimane quella morbidezza che associamo a sentimenti importanti  - dopo - e  - prima - alla naturalezza con cui devono andare queste cose perchè non si può sapere cosa potremo mai volere da una persona senza viverla almeno quel poco che basta a capire.
Tu lo sai? Io no...
Si può solo sapere cosa si vuole e cosa no in generale, da questa vita un po' bastarda, ma ogni situazione è a se stante dalle altre ed è unica.
Di fronte ad essa non ci  si dovrebbe fasciare la testa con teorie e visioni di vita antecedenti. E non si dovrebbe ostentarle come se si volesse sputarle addosso agli altri.
Se mai, le teorie creiamole successivamente all'avverarsi del fatto.
E solo se qualcuno ce le chiede.
Touchè!!! L'ho fatto anche io in un momento di debolezza.

Ma non prima... Perchè poi come si fa a essere naturali...
Poi come si fa ad essere se stessi?

Senza pretese, non sarebbe un problema una serata a suon di birra passata  a  ridere come una matta e , forse, sentirmi a casa o forse no... Una serata per capire se si ha di fronte un altro - l'ennesimo - deja vu frastornante il cui divano diventa il punto di inizio e di fine.
Nello stesso istante.
Ma come fare a saperlo se si parla di visioni, teorie, di quanto è interessante e di ciò che si farebbe "se io... se tu... se ieri..." e non  viene dato modo di vedere, sentire e realizzare se volere qualcosa e cosa oppure non volere nulla?
Come fare a saperlo se non c'è naturalezza ma una teoria che non mi appartiene se non in rari e brevi momenti che - no - non possono essere eterni e non voglio lo siano?

Se... Se avessi le ruote sarei una carriola.
Se avessi tutte le certezze di questo mondo sarei diversa da come sono.
Se bastassero i "se" a pararci il culo...

Darling, l'unica cosa che voglio è essere me stessa in tutta la mia pienezza. Adesso e qui.
Buona o cattiva o entrambe le opzioni.
Come forse non sono in grado di essere con persone di cui non conosco l'odore e come posso essere senza antecedenti preconcetti.

Permettimi di essere me e solo me, nel mentre mi sento raccontare le visioni e parlare dell'eterno fanciullo.


giovedì 10 settembre 2009

QUEL CHE DOVREBBE ESSERCI E QUELLO CHE INVECE C'E'

In questo mese ho tentato più di una volta la focalizzazione di ciò che avrei dovuto provare.
La settimana dopo il chiarimento? Ero fuori con gli amici e non mi è venuto in mente. Il giorno in cui sarebbero stati sei mesi assieme? Ho realizzato il giorno dopo e ho esclamato "Ah si? Amen".  Aprire il suo regalo di compleanno e vedervi dentro la fedina? Buttare l'occhio  per la mia stanza alla ricerca di un libro e incrociare un suo regalo? Come se niente fosse.
Occasioni ce ne sono state e tutte le volte ho sentito solo indifferenza.
Ad un mese di distanza, chi era la dolce metà della sottoscritta mi ha tolta dagli amici di Facebook e ha eliminato due foto e io? Me ne sono accorta il giorno dopo e il primo pensiero è stato che, finalmente!, guardando le foto sul mio profilo non sarei incappata nella visione dei due fannulloni falsi e bugiardi facenti parte della sua famiglia e che lui tanto venera.
Siamo alla Sagra della Coscienza Sporca? Grazie dell'invito ma ho di meglio da fare.
Le persone dopo un mese soffrono. 
Si fanno domande a cui non possono dare una risposta. Si chiedono se non avrebbero potuto far prendere alla storia una diversa via. Alcune piangono, altre non dormono, altre urlano di rabbia e dolore.
Allora io sono l'eccezione che conferma la regola sovra esposta perchè non soffro, non mi faccio domande, non mi chiedo cosa avrei potuto o non potuto fare. Non piango, dormo tanto e bene, non ho nè rabbia nè dolore. Mi sono comportata onestamente e sinceramente e non ho rimpianti.
Anzi!  I miei pensieri preponderanti sono l'inizio del nuovo lavoro, il futuro amore che arriverà, le mie amicizie presenti, quelle appena sbocciate e una grande persona che ho ritrovato da pochissimi giorni. E che non vedo l'ora di poter rivedere.
E guardo tutto ciò con grande positività!!!
Sento giusto un po' di pena per lui, quel poco che basta  a farmi ridere al pensiero che, fossimo arrivati al suo compleanno, avrei dovuto regalargli un bel paraocchi per sostituire quello che già possedeva. Un paraocchi di titanio... Ecco, io glielo avrei regalato di stoffa cosicchè potesse intravedere chi sono davvero le persone che lui venera e il dispiacere di una madre che vede un figlio succube di un altro, di cui fornisce una visione messianica a chiunque per nascondere la realtà delle cose (e c'è ben poco da nascondere cara donna, perchè tutto è visibile a tutti. E tutto ha avuto inizio con te anni fa, quindi era inutile che mi chiedessi di insegnare a tuo figlio a "dire di no": avresti dovuto insegnarglielo tu come mia madre lo ha insegnato a me).
Gli ho regalato, invece, un bel "togliti dai coglioni" tramite sms, stanca per aver perso una nottata a vederlo piangere perchè "tornerei subito sui miei passi, ma ho paura della nostra diversità": diversità che possiamo tradurre in mi destabilizzi perchè osi dirmi la verità su mio fratello e sua moglie ed io non la voglio vedere, preferisco  trovare la scusa che tu non sei abbastanza terrona e pensare che sia giusto campare sulle spalle altrui, guardarsi bene dal lavorare, non fare nulla tutto il giorno  e usarmi come cavalier servente e farmi il lavaggio del cervello affinchè ti lasciassi così hanno eliminato l'elemento disturbante ai loro futuri scopi. Tanto c'è mammà che pensa a tutto, mi tiene sotto la sua ala protettiva e se il mio fratellone fa figure da maleducato abbandonando il tavolo di fronte alla gente dopo aver urlato contro mio padre si cazzia papà così io non vedo, non sento, non parlo e continuo a fare il patatone di casa.
Ora, non vorrei essere una blogger scortese, ma "patatone" fa rima con  una parola che non è  "milione", "bidone" o "bilione" ma finisce sempre per "one", per cui me ne sono andata al mare. Era una gran bella giornata di sole.
Scusate, ma per quanto mi riguarda ho un progetto di vita sicuramente  diverso  e il regalo di compleanno che gli ho fatto è stata la scelta migliore. 
La scelta migliore per me.

lunedì 7 settembre 2009

CIAO SIGNORA ALICE

Ero venuta da tuo marito a chiedere consigli sulle strade che mi avrebbe aperto frequentare Giurisprudenza, mia madre non si fidava della mia scelta. 
Ne parlai anche con te e subito diventasti un punto di riferimento.
Da quel momento, ogni volta che avevo bisogno di verificare la mia preparazione per un esame, all'interrogazione di tuo marito seguivano le nostre chiaccherate: gli esami, il mio lavoro come commessa, i ragazzi, le amicizie e il rapporto con i miei genitori. 
 
Era come confidarmi con una nonna, tu non lo eri geneticamente ma ne assumevi la parte. 
Ed io assumevo il ruolo della figlia che non avevi potuto avere e che, ad un certo punto, non avevi più cercato.
 
Mi spiegavi la fierezza e la dignità di essere se stessi e come non vergognarsi di ciò che si è. Mi insegnavi a perseguire i miei obiettivi senza farmi incantare da chi cercava di farmi credere di non esserne capace: "Se vuoi una cosa, alzati e vattela a prendere. Non importa cosa credono gli altri".
Mi dicevi di cercare il meglio per me stessa, raccontandomi come inserire ciò che non serviva in una scatola all'interno della mia testa... Li chiamavi "compartimenti stagni": crea nel tuo cervello tante scatole e metti ciò che non ti serve dentro una scatola. Dalle un nome e chiudila. Riaprila solo ed esclusivamente quando devi mettere a posto qualcosa. 
Ma, per il resto del tempo che scorre, non pensarci.
L'amore per te era uomo che "... ti accetti per quello che sei e si impegni per farti vivere al meglio. Devi poter essere te stessa, nel bene e nel male. Devi dire la tua opinione e se l'uomo non ti ascolta allora non ne vale la pena".
Quando litigavo con mia madre... Le telefonasti per dirle che dovevo puntare al meglio e il suo comportamento non mi avrebbe aiutato a trovarlo. "Vuole una figlia insoddisfatta? Non credo proprio... Quindi la smetta di dare la sua opinione quando sua figlia non la chiede".
Sei stata l'unica persona a zittirla e ancora oggi lei non riesce a crederci.
Spiegavi come incoraggiare le mie passioni e mi raccontavi di come avessi scelto di mettere in mostra i tuoi quadri a Firenze, di come erano nate dalle tue dita le rappresentazioni di "Alice nel paese delle meraviglie".
Ripetevi sempre di ricordarmi "...cara ragazza, rispetto e dignità vengono prima di tutto. Ma verso te stessa. Per gli altri... Solo quando lo meritano. Altrimenti..." non avrei mai dovuto vergognarmi di non avere rispetto per chi dimostrava di non averne per me.
Consigliavi letture e musica da ascoltare, consigliavi come comportarmi con le persone in determinate situazioni raccontandomi aneddoti sulla tua vita e come bisogna allontanare tutto ciò che fa male alla nostra anima e al nostro cuore. 
Perchè tenere accanto a noi il dolore e il dispiacere impedisce di guardare avanti e raggiungere i nostri scopi.
 
Lo feci, l'ho fatto nel corso degli anni e continuo a farlo tuttora. 
Me lo hai insegnato tu.
 
E quando ti vidi l'ultima volta, quando ormai la malattia aveva preso il sopravvento, mi stringessi forte la mano mormorando che non mi avevi "... parlato per anni invano, vero? Forza, rispetto e dignità verso te stessa. Tu decidi la tua strada".
Io capii... Capii tutto ciò che si deve imparare per vivere nel vero senso del termine,  capii cosa dovevo fare e come farlo.
Come capii che non ti avrei rivista mai più.
 
Grazie per avermi insegnato ad avere il rispetto e la dignità verso me stessa e a camminare a testa alta per la mia strada, indipendente e senza vergognarmi di ciò che sono. Grazie di avermi insegnato a non avere paura di essere dura quando serve e a non temere di fare le mie scelte.
 Ora che sei in un posto migliore da cui puoi guardarmi ridendo in quel  tuo modo particolare, spero che questo posto sia il Paese delle Meraviglie raffigurato nei tuoi quadri. 
 
Ciao Signora Alice, ti porto sempre nel mio cuore.